A caccia dell'uomo più pericoloso della terra
Morgan Spurlock sta per diventare padre. L'imminente arrivo del nascituro lo costringerà a farsi delle domande sul mondo in cui vivrà il figlio. Decide così di andare alla ricerca di uno degli uomini più pericolosi e temuti della Terra, Osama bin Laden. E se riuscisse a stanarlo, forse il mondo potrebbe diventare un luogo più sicuro. Dopo aver frequentato un corso di sopravvivenza, Spurlock si lancia in questa avventura non priva di rischi. Da New York parte per l'Egitto fino ad arrivare nel cuore dell'Afghanistan e del Pakistan...
Un viaggio fino al cuore di tenebra del Medio Oriente
Dopo Super Size Me il regista Morgan Spurlock ritorna al genere documentario con un'idea senz'altro originale: scoprire che fine ha fatto Osama bin Laden, il nemico numero uno dell'America. Del pericoloso terrorista si sono perse le tracce da dieci anni: c'è chi dice che si nasconda in Pakistan, e naturalmente non ci resta che scoprirlo guardando il film. Noto per aver innescato la miccia del terrorismo globale, dall'11 settembre 2001 bin Laden si è impossessato dell'immaginario collettivo, diventando una bieca incarnazione del male, una minaccia per la pace dell'Occidente.
La prima tappa del lungo viaggio è l'Egitto, poi è la volta del Marocco. Quindi Israele, Palestina, Arabia Saudita e infine Afghanistan e Pakistan. Così, mentre la moglie Alexandra al di là dell'Oceano affronta in solitudine le asperità della gravidanza, Morgan è alle prese con un viaggio che gli farà comprendere meglio le ragioni che si celano dietro l'impennata di atti terroristici che hanno scosso il mondo occidentale dal 2001 in poi. L'impresa, che promette di portare allo scoperto il ricercato numero uno della Terra, non si rivela cosa semplice. Il nome di bin Laden è sulla bocca di tutti, ma nessuno sa dove si trovi. Nel suo mirino, si sa, ci sono gli Stati Uniti e l'Occidente, accusati di essere corrotti e apostati. Così Spurlock, interrogando gente comune, imam, intellettuali e analisti politici, si troverà spesso a dover fare i conti con un malcelato sentimento anti-americano, esacerbatosi con l'occupazione dell'Iraq e dell'Afghanistan.
Ed è proprio grazie a tale confronto diretto con la gente del posto che emergerà quello che forse è il cuore del problema, e soprattutto la certezza che a caratterizzare il mondo arabo-musulmano siano laceranti contraddizioni, e livelli di sviluppo assai diversi da paese a paese. Se in una nazione come l'Egitto è facile individuare un processo in atto che vede contrapposti modernità e impulso alla laicità da un lato, e resistenza al cambiamento dall'altro, in Marocco si avverte già più prepotentemente come povertà e analfabetismo, piaghe entrambe assai diffuse nel paese, siano fattori da non sottovalutare se si vuole, per esempio, dare una spiegazione agli attentati di Casablanca del 2003. La mancanza di prospettive per il futuro e la povertà spingono infatti molti giovani a cadere nella rete dei movimenti islamici estremisti e a sacrificare la propria vita in nome di promesse che restano soltanto chimere.
La Palestina, si sa, è un capitolo a sé, mentre in Arabia Saudita, paese d'origine di bin Laden, vige un regime teocratico dove politica e fondamentalismo islamico coincidono. Ma al di là delle affascinanti differenze che emergono nel passare da un paese all'altro, ciò che questo documentario riesce a dimostrare è che i popoli musulmani non sono come vorrebbe il cliché, ovvero un manipolo di fanatici guerrafondai che osannano bin Laden come fosse il loro eroe; anzi, molti degli intervistati hanno un'idea decisamente poco edificante del famigerato terrorista, poiché egli avrebbe contribuito a diffondere un'idea malsana della religione musulmana e dei suoi fedeli.
Per capire cosa pensano questi popoli del terrorismo e degli Stati Uniti, bisogna dunque fare come il protagonista: sospendere il giudizio, fingere una ostentata ingenuità e soprattutto ascoltare quello che ha da dire questa gente, così facendo capiremmo che in fondo questa vuole le stesse cose che vogliamo noi, vivere in un mondo più pacifico e sicuro. |