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Genere: Thriller, Spionaggio Titolo originale: Fair Game Nazione: Stati Uniti Anno produzione: 2010 Durata: 104' Regia: Doug Liman Cast: Naomi Watts, Sean Penn, Ty Burrell, Bruce McGill, Brooke Smith, Michael Kelly, David Denman, David Andrews, Noah Emmerich, Tim Griffin Produzione: Zucker Productions, Weed Road Pictures, Imagenation Abu Dhabi FZ, Hypnotic, Participant Media Distribuzione: Eagle Pictures Soggetto: dal libro di memorie di Valerie Plame Wilson
Sceneggiatura Jez Butterworth, John-Henry Butterworth
Uscita americana: 5 novembre 2010
Uscita italiana: 22 ottobre 2010
Links: Sito del film (in inglese) - Sito del film (italiano) |
Il caso Plame diventa un film
Fair Game è tratto da una storia vera; trae ispirazione dalla drammatica vicenda che nel 2003 travolse Valerie Plame (Naomi Watts), agente sotto copertura della Cia, la cui identità segreta venne smascherata perché ritenuta “colpevole” - assieme al marito, l'ex ambasciatore Joe Wilson (Sean Penn) - di aver scoperto che l'Iraq non aveva alcun programma per armi nucleari...
Può un individuo fare la guerra al potere politico?
Nel 2003, alla vigilia dell'invasione americana in Iraq, un articolo apparso sul New York Times e firmato da Joe Wilson fu la causa di una vicenda assai controversa, che vide coinvolti lo stesso Wilson e la moglie Valerie Plame. Inviato in Africa proprio dalla divisione controproliferazione per cui lavora la moglie, Wilson deve indagare sul presunto traffico di uranio dal Niger all'Iraq di Saddam Hussein. Conclusa la missione, Wilson scrive un articolo in cui smentisce le dichiarazioni della Casa Bianca: l'Iraq non ha alcun programma nucleare, né ha mai acquistato uranio arricchito dal Niger. Solo una settimana dopo, sulle pagine del Wall Street Journal, il giornalista Robert Novak rivela l'identità di agente Cia della Plame, stroncandone la brillante carriera. Triturati dalla potente macchina mediatica e politica, i Wilson cercano come possono di salvare la loro vita. Il caso si chiude con la condanna di Lewis Libby, assistente di Bush, accusato di essere responsabile della fuga di notizie su Valerie Plame. Entrambi sono autori di due autobiografie, che costituiscono la fonte da cui sono partiti gli sceneggiatori Jez e John-Henry Butterworth, e il regista Doug Liman, realizzando un film che catapulta lo spettatore nei chiaroscuri della politica.
Si deve al senatore americano Hiram W. Johnson il detto, poi divenuto popolare, “La verità è la prima vittima della guerra”. Che l'abbia dichiarato per biasimare o per prosciogliere poco conta, non è però un caso che sia stato proprio un politico ad averlo affermato. In linea di principio, la politica dovrebbe essere strenua sostenitrice della verità e della trasparenza della stampa, in tempo di pace come in tempo di guerra. La prima legge della Costituzione americana, approvata nel 1791, fa proprio riferimento alla libertà di stampa come a un principio vitale di ogni democrazia sana. Ma di fatto non sempre è così. Sacrificare la verità sembra piuttosto un atto indispensabile per preservare l'unità e il consenso della nazione soprattutto in tempi di guerra.
Per giungere al cuore del “caso Plame”, gli sceneggiatori hanno dovuto intervistare molte persone, incluso personale dell'intelligence, giornalisti, avvocati e uomini di governo. Tuttavia, Fair Game non vuole essere un pamphlet contro la politica della Casa Bianca, quanto piuttosto il ritratto emotivo di due persone la cui vita viene irrimediabilmente compromessa. Il film infatti si concentra sugli stravolgimenti esistenziali con cui i due protagonisti devono fare i conti, minacce di morte, ostilità di amici e parenti, carriera e matrimonio in crisi. A una sceneggiatura impeccabile fatta di dialoghi brillanti bisogna aggiungere la sapiente regia di Doug Liman, regista di thriller e film d'azione che contribuisce in maniera determinante alla buona riuscita del film, grazie alla suspense e alle atmosfere al cardiopalmo. In ultimo, come non citare la stupefacente interpretazione di Sean Penn e Naomi Watts; anzi, bisogna ammettere che parte della riuscita del film si poggia proprio sulla loro interpretazione. È ammirevole che il cinema americano si interroghi criticamente su una guerra le cui premesse ideologiche del tutto opinabili non sono bastate a impedire un'invasione ingiusta, costata tante vite umane.
Malgrado non sia un film prettamente politico, Fair Game getta però uno sguardo su una delle decisioni più controverse operate dalla Casa Bianca in questi ultimi anni, e anche solo per questo merita la visione. |