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Genere: Poliziesco, Thriller Titolo originale: L'Immortel Nazione: Francia Anno produzione: 2010 Durata: 115' Regia: Richard Berry Cast: Jean Reno, Kad Merad, Jean-Pierre Darroussin, Marina Foïs, Joey Starr, Richard Berry, Philippe Magnan, Fani Kolarova, Moussa Maaskri, Claude Gensac, Venantino Venantini, Guillaume Gouix, Dominique Thomas, Martial Bezot, Daniel Lundh, Max Baissette de Malglaive Produzione: EuropaCorp Distribution Distribuzione: Eagle Pictures Sceneggiatura: Richard Berry, Matthieu Delaporte, Alexandre de la Patellière, Eric Assous
Uscita francese: 24 marzo 2010
Uscita italiana: 5 novembre 2010 Links: Sito del film (francese) - Sito del distributore |
Quando hai le mani sporche di sangue, non riesci mai a lavarle del tutto
Marsiglia. Charly Matteï è un irreprensibile marito e padre di due bambini. Da tre anni ha lasciato il mondo della malavita, di cui era un affiliato. Ma i fantasmi del passato ritornano. Mentre si trova in un parcheggio sotterraneo, rimane vittima di un sanguinoso attentato. Nonostante sia stato crivellato da ben 22 proiettili, non muore e si rialza miracolosamente dal suo letto d’ospedale. La vendetta lo aspetta.
Il male rimane il male. È dentro di noi
Il film è ispirato a una vicenda realmente accaduta, raccontata nel libro omonimo di Franz-Olivier Giesbert. Il regista, Richard Berry, ha inoltre svolto un rigoroso lavoro di documentazione incontrando il vero protagonista della storia, Jacky Imbert, e passando settimane a Marsiglia conoscendo gente nei bar, molte delle quali hanno costituito lo spunto per personaggi del film. Eppure non è questo preteso realismo sociale, o cronachistico, a rappresentare il fulcro attorno cui ruota il film. La vicenda sembra più che altro un pretesto narrativo per costruire un tipico film di genere, sospeso tra Il padrino e il polar francese di Melville e Clouzot. Una storia percorsa da antieroi, che si muovono al di fuori delle regole morali, seguendo loro personali codici etici o deontologici, con tanto sangue e sparatorie all’ultimo respiro. Jean Reno incarna quei personaggi maledetti che, nella storia del cinema d’oltralpe, hanno assunto via via il volto di Gabin, Delon o Belmondo. E la sua storia è il percorso di redenzione di un ex gangster, ancora un topos narrativo del genere noir, così come quello della vendetta. La presenza scenica di Reno è notevole, ma nel film vi è anche un contraltare femminile, situazione questa abbastanza inedita nei film classici di genere. È rappresentato dalla figura del capitano Goldman (Marina Foïs), detective scaltro e assai più lungimirante dei suoi ingessati superiori, che instaura con Charly un rapporto di antagonismo/empatia. Da poco vedova, ha una sua storia che si sviluppa come un interessante subplot.
L’intero progetto è stato orchestrato da Luc Besson in veste di produttore, e sono in molti a vedere ne L'immortale echi del suo cinema, a partire da Léon, anche per la presenza del suo alter ego Reno. Va detto però che Berry svolge la missione commissionatagli come un compitino, senza infamia né lode. L’unico aspetto davvero convincente è l’ambientazione di Marsiglia, vera protagonista del film: la grande città del sud della Francia, con il suo dedalo di viuzze, le piazzette, gli edifici fatiscenti, il suo porto antico che ne fa un crocevia di uomini e merci sul Mediterraneo, uno snodo di traffici illeciti, nonché un melting pot. È la Chicago francese, la terra d’elezione del genere gangsteristico, non solo d’oltralpe: basta mostrare un cavalcavia per evocare il leggendario inseguimento de Il braccio violento della legge (The French Connection). Il regista riesce anche a restituire quell’atmosfera torbida del sottobosco malavitoso che si annida nei vicoli della città, e per i ruoli secondari prende attori del posto che parlano il tipico accento marsigliese.
Una Marsiglia memorabile, quindi, in un film trascurabile. |