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LA PECORA NERA

Locandina La pecora nera Genere: Commedia, Drammatico
Titolo originale: La pecora nera
Nazione: Italia
Anno produzione: 2010
Durata: 93'
Regia: Ascanio Celestini
Cast: Giorgio Tirabassi, Luisa De Santis, Barbara Valmorin, Maya Sansa, Ascanio Celestini
Produzione: Madeleine srl, Raicinema
Distribuzione: BIM Distribuzione
Soggetto: dall'omonimo libro e spettacolo teatrale di Ascanio Celestini
Sceneggiatura: Ascanio Celestini
Uscita: 1 ottobre 2010
Links: Sito del distributore
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Dall'altra parte del cancello
Nicola, un uomo di circa trentacinque anni, vive recluso in un ospedale psichiatrico - altrimenti detto manicomio - sin da quando era ragazzino, costretto da parenti ottusi a vedere la vita dall'altra parte del cancello. La parabola umana di Nicola è cominciata nei “favolosi anni Sessanta”, molto tempo prima della legge Basaglia, anni in cui spesso chi si dimostrava diverso o un po' tardo veniva richiuso senza mezze misure, sviluppando forzatamente patologie in realtà inesistenti. Nicola parla, pensa, ricorda il passato e osserva il presente. Tutti i giorni accompagna una suora nel mondo esterno per fare la spesa e spesso si rifugia nei ricordi d'infanzia. Un giorno, al supermercato, Nicola incontra la bambina di cui era innamorato da piccolo, ora diventata donna: la frattura tra Nicola e la realtà circostante è però insanabile e il miraggio di una felicità sempre solo agognata non potrà far altro che sfociare in un lacerante conflitto interiore…

La malattia vista dall’interno
La pecora nera è un film che procede per accumulo di riflessioni, momenti di routine quotidiana e ricordi del protagonista. Questo flusso di memoria e parole allinea gradatamente lo sguardo dello spettatore a quello di Nicola che, spesso in voce over, commenta le immagini della propria vita: nel tessuto del tempo presente sono introdotti dei flashback che mostrano l'origine della sua follia. La radice del malessere, si sa, affonda sempre nell'infanzia e lo spettatore, imparando a conoscere Nicola sin da quella fondamentale stagione della vita, riesce a sovrapporre il proprio sguardo al suo. Questo ribaltamento di prospettiva mostra quindi l'anormalità, il disagio e l'orrore del vivere quotidiano dell'Italia (ancora) ottimista degli anni Sessanta. Il padre è assente e manesco, i fratelli si dimostrano violenti, volgari e puttanieri, la nonna è limitata nella sua semplicità e le figure di rifermento, maestra e prete, sembrano sordi nei confronti dei disagi dei ragazzi. Insomma, i matti non vivono solo in manicomio ma abitano (anche) là (qui) fuori. La mancanza di equilibrio di Nicola si specchia spesso nel disordine del mondo circostante, sintomo forse di un malessere ormai generalizzato.
Non si tratta però solo di un gioco d’immedesimazione. L'amore mancato, lo sdoppiamento di personalità del protagonista, le corrosive istantanee sulla vita all'interno della casa di cura e sulla fede “mediatica” della suora (le immagini TV della morte di Giovanni Paolo II) sono tante singole pennellate che completano un quadro più ampio. La sceneggiatura, nella sua semplicità, segue un filo logico e lineare raccontando, in fondo, l'esistenza di un singolo. Quello che rimane, però, più che la storia tutto sommato banale, è un'impressione generale, una sensazione, una tavolozza di colori: Celestini riesce a suggerire uno stato d'animo, un insieme di sentimenti e, toccando le corde dell'emotività, indirizza il nostro sguardo al di là del cancello, oltre i nostri abituali schemi mentali. Il malessere, la pazzia, la diversità sono suggerite allo spettatore per intuizione, con il semplice accostamento di parole, immagini e situazioni. Il film funziona solo se si è disposti ad abbandonarsi a esso dimenticando alcuni passaggi un po' troppo meccanici della trama.

Racconto che vuole essere cinema
Celestini è un attore, regista, autore ormai famoso. A teatro o in televisione il suo corpo così riconoscibile (la barbetta caprina e gli occhi espressivi) e il suo “teatro di parola” così coinvolgente e immaginifico sono ormai garanzia del lavoro di un narratore-attore smaliziato ed efficace. Narratore e attore, appunto, ma forse non ancora completamente autore cinematografico. La pecora nera è un progetto di ricerca che prima di essere cinema è stato uno spettacolo teatrale e un libro. Celestini come cineasta appare ancora acerbo e non del tutto consapevole delle potenzialità che può offrire il linguaggio cinematografico in sé. La scelta di diventare il centro di gravità del film interpretando in prima persona il ruolo di Nicola suggerisce un approccio ancora sostanzialmente teatrale piuttosto che registico. La pecora nera è un'opera grezza, cantilenante filastrocca di malinconia e diversità. Celestini nel futuro potrà dare molto al cinema e di certo il Cinema può dare ancora molto a Celestini.

Michele Angelo Salvioni

 
 
 
 
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