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POTICHE - LA BELLA STATUINA

Locandina Potiche - La bella statuina Genere: Commedia
Titolo originale: Potiche
Nazione: Francia
Anno produzione: 2010
Durata: 103'
Regia: François Ozon
Cast: Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Judith Godrèche, Jérémie Renier, Fabrice Luchini, Karin Viard, Evelyne Dandry
Produzione: Mandarin Films, FOZ, France 2 Cinéma, Mars Distribution, Wild Bunch, Scope Pictures
Distribuzione: BIM Distribuzione
Soggetto: dall'omonima opera teatrale di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy
Sceneggiatura: François Ozon
Uscita francese: 10 novembre 2010
Uscita italiana: 5 novembre 2010
Links: Sito del distributore

Lotta di classe, lotta tra i sessi
Francia del nord, tardi anni Settanta. Suzanne (Catherine Deneuve) è la moglie di un piccolo industriale maschilista (Fabrice Luchini), meschino, fedifrago e per di più dispotico e intransigente verso i suoi operai. Suzanne cerca di vestire i panni di madre apprensiva e casalinga irreprensibile nonostante la palese insoddisfazione nei confronti di uno stile di vita da bella statuina, da donna di rappresentanza. Un violento sciopero messo in atto dai lavoratori insoddisfatti diverrà l'innesco di un'esplosiva e accelerata precipitazione degli eventi. Suzanne rileverà il marito nella guida dell'impresa e incontrerà una vecchia fiamma - il sindaco comunista Babin (Gérard Depardieu) - migliorando al tempo stesso le condizioni di vita dei lavoratori ed emancipandosi come donna nella società civile.

Bourgeoisie mon amour
All'inizio del film la rivoluzione culturale e politica del sessantotto sembra non aver scalfito, a dieci anni di distanza, la placida provincia scenario delle vicende. Una goffa rivendicazione sindacale sarà la prima tappa di una totale sovversione dell'ordine costituito e dei valori, solo apparentemente solidi, su cui poggiava il quieto vivere dei personaggi. Niente e nessuno viene risparmiato. La famiglia, i figli, il rapporto uomo-donna speculare a quello moglie-marito, il tradimento, l'omosessualità, la politica, il capitalismo conservatore, il comunismo... tutto viene messo in discussione, tutto cambia o almeno sembra poter cambiare. Con implacabile ironia e tocco garbato Ozon toglie il velo d’ipocrisia che ricopriva le esistenze dei vari personaggi, ricettacoli di nevrosi e simboli di precise resistenze culturali o sovrastrutture sociali. La moglie perfetta svilupperà una sorta di gentile femminismo e ci rivelerà (con divertentissimi e grotteschi flashback) che l'infedeltà coniugale non è stato un optional solo per il marito. Il viscido capitalista dovrà riconoscere la sua incapacità nel gestire l'economia di una piccola azienda di ombrelli. Il comunista integerrimo cederà al sentimentalismo nel ricordo di un amore compromettente con la moglie del padrone. Il figlio (Jérémie Renier) si scoprirà gay; la figlia (Judith Godréche) forse ancora più reazionaria del padre. La segretaria (Karin Viard) evolverà da puro oggetto di trastullo sessuale a impegnata donna in carriera. Il tutto all'insegna di un distaccato e divertito buon gusto che strizza l'occhio al presente senza la pretesa di farsi critica (o analisi) sociale. L'impressione è che il regista si diverta, gli attori si divertano e, con loro, anche noi.

Regista maturo, commedia trascinante
François Ozon si è dimostrato, nel corso degli anni, un regista raffinato capace di spaziare tra i temi, i generi e gli stili più disparati: dal tragico al brillante, dal grottesco al citazionista, dall'introspettivo sino anche al favolistico. Con il suo ultimo film, tratto da una pièce teatrale di Barillet e Grédy, gioca con il cinema rivolgendosi alla commedia hollywoodiana, gioca con gli attori riproponendo due icone come la Deneuve e Depardieu (già assieme trent'anni fa ne L'ultimo metrò di Truffaut) e un cast di comprimari di tutto rispetto (gli appassionati di cinema francese ed europeo riconosceranno al volo tutti gli interpreti già visti nei film di Rohmer, dei fratelli Dardenne, Leconte, Tanovic).
Probabilmente le commedie sono i film più difficili da mettere in scena, ma Ozon non commette passi falsi. Indipendentemente dall'umore con cui si entra in sala, Potiche ci riconsegna alla strada un po' più leggeri.

Michele Angelo Salvioni

 
 
 
 
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