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TOY STORY 3 - LA GRANDE FUGA

Locandina Toy Story 3 - La grande fuga Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Titolo originale: Toy Story 3 - The Great Escape
Nazione: Stati Uniti
Anno produzione: 2010
Durata: 103'
Regia: Lee Unkrich
Cast: Tom Hanks, Tim Allen, Joan Cusack, Michael Keaton, Don Rickles, John Ratzenberger, Wallace Shawn, Estelle Harris, John Morris, Jodi Benson, Laurie Metcalf
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Home Entertainment
Soggetto: John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Sceneggiatura: Michael Arndt
Uscita americana: 18 giugno 2010
Uscita italiana: 7 luglio 2010
Links: Sito del film (in inglese) - Sito del film (italiano)
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The Great Escape!
Andy è cresciuto, ormai: la sua camera non è più quella di una volta, e i giocattoli che in passato la affollavano sono tutti rinchiusi in un baule. Di fronte a questa situazione, Woody, Buzz e compagni non possono fare altro che ricordare con nostalgia i bei tempi andati, con il terrore di finire presto o tardi nella spazzatura. Andy, infatti, si prepara a partire per il college, e la sua camera dev'essere svuotata... che fare, allora? Il ragazzo non ha intenzione di buttarli né di regalarli, ma in seguito ad alcuni disguidi tutti i suoi giocattoli si ritrovano all'asilo Sunnyside, dove potranno fare la felicità dei molti bambini che lo frequentano. Parrebbe la situazione ideale per dei giocattoli da lungo tempo inutilizzati, ma purtroppo per loro il Sunnyside non è così paradisiaco come si vorrebbe far credere...

Il cerchio si chiude
Ci sono casi in cui la parola capolavoro può essere utilizzata senza cautela, contravvenendo a una regola non scritta secondo la quale più la si utilizza, più quella perde valore, e ne risulta come depotenziata e logorata. Ma con la Pixar ogni cautela è ormai fuori luogo, e parlare di capolavoro per i loro film sta diventando quasi un cliché, uno di quegli stereotipi della critica cinematografica che pressoché tutti, alla fine, condividono. E non potrebbe essere altrimenti: semplicemente perché, più che uno stereotipo, è pura verità.
Insomma, nell'eventualità che non si fosse capito, Toy Story 3 è un capolavoro, e in questo suo exploit appare ancora più sorprendente poiché si tratta di un sequel; anzi, del secondo sequel di un franchise già ampiamente conosciuto, e che già pareva avesse dato tantissimo, forse tutto quello che poteva offrire in termini di storia, sentimento, dinamica dei rapporti fra i personaggi. E invece no, i ragazzi della Pixar riescono a spiazzarci ancora una volta. Questo terzo e ultimo capitolo cancella ogni dubbio circa la "politica dei sequel" che contraddistinguerà i prossimi due anni, dimostrando le capacità di crescita e maturazione di quello che, a oggi, è il più importante fenomeno creativo di inizio secolo, almeno a livello cinematografico. In fondo, la saga di Toy Story è letteralmente "cresciuta" insieme ai suoi autori: per questo ogni episodio è sempre più "evoluto", sotto il profilo tecnico e soprattutto contenutistico. Ma qui, per chiudere un cerchio iniziato brillantemente nel 1995, si è davvero proceduto oltre: oltre la capacità di stupire, commuovere e divertire, oltre il potere affabulatorio di una storia che molti ancora credono rivolgersi solo ai bambini, per il semplice fatto che i protagonisti sono giocattoli. Lo vadano a vedere, gli scettici; lo vadano a vedere tutti quelli che ancora - ignorando la Storia, anche recente - ritengono l'animazione un prodotto per l'infanzia. Probabilmente si schiuderà un intero mondo davanti ai loro occhi, e non crederanno possibile che questi personaggi e questo genere di animazione (al computer, la tecnica teoricamente - ma solo teoricamente - più fredda) siano in grado di smuovere le emozioni fino al pianto, o di raggiungere vertici di inaspettata drammaticità come nel memento mori pre-finale. È il pixel che si fa carne: la definizione psicologica dei personaggi animati e la connessione empatica che si stabilisce con loro li rendono indistinguibili da figure in carne e ossa. Sullo schermo non recitano, esistono.
Ma Toy Story 3 è anche un grande film d'avventura, che ricalca i cliché dei prison movie adattandoli al contesto dei giocattoli. Ne deriva allora un accumulo irresistibile di idee geniali, dove il gusto raffinato per lo humour incontra alcune memorabili caratterizzazioni nei personaggi di contorno (come l'istrice di peluche Mr. Pricklepants, vero interprete da metodo Stanislavskij, o il clown Chuckles, che da solo riassume decenni di "grandi fughe" cinematografiche), sempre con una cura maniacale per la messa in scena di ogni singola inquadratura. In tal senso, anche il 3D non viene impiegato a caso: piuttosto che "sfondare" lo schermo, la Pixar sfrutta la stereoscopia per attribuire profondità alle ambientazioni di gioia (l'asilo, dove i giocattoli ritrovano una ragione di vita) e contrapporle così alla piattezza dei luoghi dove invece regnano malinconia e incertezza (la camera di Andy e il baule nel quale sono relegati, quando la ricerca di un contatto anche minimo con il loro "padrone" assume i toni della solitudine esistenziale). Questo terzo episodio è effettivamente l'unico in cui i giocattoli riescano a conquistare una totale consapevolezza del proprio ruolo, giusto in tempo per prepararsi all'inevitabile distacco da chi per tanti anni li ha amati e accuditi; Andy, pronto per il college, rivolge loro uno sguardo che tanto ricorda quello di Chihiro ne La città incantata, quando la protagonista torna nel mondo "reale" e posa malinconicamente gli occhi dietro di sé, sull'ingresso del mondo magico in cui ha vissuto tante avventure: l'infanzia non tornerà, è passata e si è consumata in fretta. Toy Story 3 s'impone così come il film più nostalgico della Pixar, un omaggio a quegli esordi rischiosi e avventurosi di un'epoca in cui fare un lungometraggio animato al computer era pura follia. Un omaggio e un saluto, perché anche i genietti di Emeryville sono diventati grandi, e anche per loro è arrivato il momento di chiudere un ciclo e guardare avanti, senza dimenticare quanto di meraviglioso è stato fatto sinora.
E così, al sottoscritto non resta che chiudere queste righe allo stesso modo, in senso circolare, finendo con la medesima parola con cui si era iniziato: capolavoro.

Breve postilla per un breve capolavoro
Questa volta è davvero impossibile non dedicare un paio di righe al cortometraggio che, come da consuetudine, introduce il film. Sia chiaro, i corti Pixar sono sempre stati deliziosi, ma in tal caso si può tranquillamente parlare di capolavoro, al pari del lungometraggio che segue. Quando il giorno incontra la notte è forse l'intuizione più geniale vista al cinema quest'anno: un film sperimentale e ardito, una vera e propria sintesi di linguaggi animati che si accordano con sorprendente naturalezza, come se il talento della Pixar incontrasse la creatività della U.P.A. in un'armonia di ritmo, immagini, suoni. Anche il 3D tipicamente "in profondità" della Pixar assume un senso maggiore in tale contesto, proprio in virtù dell'opposizione e del dialogo fra i linguaggi.
Fra questo e Toy Story 3, la visione non può che essere consigliata: a tutti coloro che vogliono farsi del bene.

Lorenzo Pedrazzi

 
 
 
 
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