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Genere: Drammatico, Noir Titolo originale: Una vita tranquilla Nazione: Italia Anno produzione: 2010 Durata: 105' Regia: Claudio Cupellini Cast: Toni Servillo, Marco D'Amore, Francesco Di Leva, Juliane Köhler, Leonardo Sprengler, Alice Dwyer, Maurizio Donadoni, Enzo Salomone, Joachim Kretzer Produzione: Acaba Produzioni, Babe Film, EOS Entertainment, Hofmann & Voges Entertainment GmbH Distribuzione: 01 Distribution Sceneggiatura: Claudio Cupellini, Filippo Gravino, Guido Iuculano
Uscita: 5 novembre 2010 Links: Sito del film - Sito del distributore |
"Non fidarti di nessuno, soprattutto degli italiani"
Rosario Russo vive da anni in Germania, in una piccola località dell'Assia dove gestisce un ristorante di successo. Ha una moglie, un figlio di nove anni e una vita apparentemente normale. Ma questa presunta "normalità" viene turbata dall'arrivo di due ragazzi, due italiani che gli chiedono ospitalità: uno è Diego, che Rosario conosce molto bene, mentre l'altro, Edoardo, è per lui un volto nuovo. I due sono in Germania per perseguire scopi tutt'altro che leciti, e Rosario vedrà così riemergere un passato che aveva cercato di dimenticare...
La circolarità della violenza
È l'iterazione del sangue a segnare l'esordio noir di Claudio Cupellini, quel circolo vizioso di brutalità e morte che tormenta chiunque abbia scelto la via "facile", la via della violenza: per quanto si possa esserne pentiti, per quanto si tenti di cambiare, il dolore - subìto e arrecato - torna sempre inesorabilmente a palesarsi. Un tema non nuovo (nemmeno per il cinema italiano, si pensi a Romanzo criminale) che Cupellini declina in un film a tinte fosche non solo nella storia, ma anche nell'ottima fotografia, che esalta i grigi desaturando i colori e avvolge i personaggi in un clima di attesa costante, di sospensione, lavorando sull'indecifrabilità degli elementi in gioco; se infatti da un lato gli spettatori non riescono a interpretare scopi e atteggiamento dei protagonisti, oscuri per buona parte del film, dall'altro sono i personaggi stessi a vivere in un'atmosfera di perenne sospetto, proprio perché ignari a loro volta delle intenzioni reciproche. Il racconto si sviluppa quindi lentamente, centellinando informazioni e suggerendo dettagli, e si giova della tesissima colonna sonora di Teho Teardo per valorizzare i momenti di suspense, ai quali peraltro anche il cast fornisce un contributo determinante. L'attenzione per le sfumature della mimica e delle prossemica, non solo da parte del grande Toni Servillo ma anche dei bravi Marco D'Amore e Francesco Di Leva, porta a delineare personaggi accurati e fisicamente attendibili, con Servillo ovviamente abilissimo a mostrare (e nascondere) il doppio volto di un protagonista ambiguo, che sa celare i suoi istinti predatori e all'occorrenza lasciarli riemergere. Per non parlare del notevole impegno di natura linguistica, giocato sull'alternanza fra italiano, napoletano e tedesco.
La professionalità della confezione e lo spessore delle interpretazioni stridono però con un coinvolgimento emotivo pressoché inesistente, penalizzato da alcune svolte narrative inverosimili e di conseguenza stranianti. Si notano, in effetti, svariati espedienti di sceneggiatura finalizzati alla prosecuzione (e risoluzione) dell'intreccio, ma ben poco credibili e troppo evidenti per essere accettati acriticamente, all'interno di un copione che - come già si era detto per Figli delle stelle - avrebbe necessitato di una nuova stesura per colmare lacune e salti logici. Una vita tranquilla si rivela allora come un film da seguire con freddezza e un certo distacco, perdendo progressivamente interesse nella storia e persino nella sorte dei suoi personaggi: in tal senso i paragoni con il bellissimo Le conseguenze dell'amore, che alcuni critici si sono lasciati sfuggire in un eccesso di leggerezza, appaiono davvero fuori luogo. |